DL 135/2018 “SEMPLIFICAZIONI”- Le principali novità per gli EE LL

La Camera dei deputati ha approvato il 6 febbraio 2019, con il voto di fiducia, la Legge di conversione del Dl. n. 135 del 14 dicembre 2018, rubricato “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la Pubblica Amministrazione” (c.d. “Decreto Semplificazione”).

Si tratta di un decreto che va ad integrare il pacchetto di norme applicabili sul 2019, costituito dalla Legge di Bilancio (L. 145/2018) e dal Collegato fiscale (DL 119/2018).

Il Decreto, prevede delle novità anche per gli enti locali (art. 5 c.1  e art. 11-bis), in taluni casi correttive rispetto alle disposizioni indicate nella Legge di Bilancio 2019.

 

Salario accessorio delle Posizioni organizzative

La normativa introduce una deroga per il salario accessorio delle P.O. rispetto al limite ex art. 23 c.26 del D.lgs 75/2017, che però, è applicabile in base alle seguenti condizioni:

– per i Comuni privi di figure dirigenziali;

– per le indennità delle P.O. vigenti al 21/05/2018 (data del nuovo CCNL);

– nel rispetto del contenimento della spesa di personale ex art. 1 c. 557 della L. 296/06;

– il maggior valore va ad erodere la capacità di spesa ai fini del turn-over assunzionale

 

In sintesi l’eventuale maggior valore, successivamente attribuito alle P.O., ai sensi dell’art. 15 c. 2 e 3 del nuovo CCNL (da un minimo di euro 5.000 fino a euro 16.000 euro, oppure nel caso di conferimento a personale di categoria C o B, da un minimo di euro 3.000 a euro 9.500) è conteggiato sui risparmi conseguenti all’utilizzo parziale delle risorse che possono essere destinate alle assunzioni di personale a tempo indeterminato che sono contestualmente ridotte del corrispondente valore finanziario (!).

 

Quindi, la scelta per l’ente, sarebbe quelle di finanziare i maggiori valori delle P.O. esistenti, con una corrispondente riduzione del proprio budget assunzionale. In pratica si pagano di più i responsabili che ci sono e si riduce il personale assumibile (?!).

 

Codice contratti pubblici

Modifiche all’art. 80 c. 5 del D.Lgs 50/2016 (motivi di esclusione dalla procedura di appalto di un operatore economico o suo subappaltatore) . Viene sostituita la lettera c) e vengono introdotte le nuove lettere c-bis) e c-ter).

La modifica operata non cambia radicalmente la previgente impostazione, in sintesi il comma c) viene “spacchettato”, ed in concreto vengono rimossi i casi esemplificativi di gravi illeciti professionali e spostati ad autonome e diverse cause di esclusione dalla procedura.

Viene introdotta  la possibilità di escludere dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico, qualora la stazione appaltante dimostri, con mezzi adeguati, che esso si sia reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità.

 

La “semplificazione” della norma nell’attuale impianto, è data dal fatto che non indica più quali possano essere le ipotesi di gravi illeciti professionali idonei a mettere in dubbio l’integrità o affidabilità dell’operatore, causandone l’esclusione, determinando così una maggiore indeterminatezza della categoria del “grave illecito professionale”.

Inoltre l’esclusione può operare anche se :

c- bis   l’operatore economico abbia tentato di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate a fini di proprio vantaggio oppure  abbia fornito, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione, ovvero abbia   omesso le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione;

c-ter)   l’operatore economico abbia dimostrato significative o persistenti carenze nell’esecuzione di  un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione per  inadempimento ovvero la condanna al risarcimento del danno o altre sanzioni comparabili;  su tali circostanze la stazione appaltante motiva anche con riferimento al tempo  trascorso   dalla violazione e alla gravità della stessa

 

In particolare per la casistica c-ter) per “le carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata siano causa di esclusione” non è più necessaria una sentenza o una mancata contestazione in giudizio anche se viene introdotto per la stazione appaltante l’obbligo di motivare l’esclusione anche con riferimento al tempo trascorso dalla violazione e alla gravità della stessa

Queste nuove disposizioni si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi, con i quali si indicono le gare, sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto (14/12/2018!), nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla medesima data, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

 

Utilizzo proventi alienazioni patrimoniali per il rimborso delle quote di mutuo

L’art. 1 c. 866 della Legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017) permetteva l’uso dei proventi da alienazioni patrimoniali (entrata in c/capitale) per la copertura delle quote capitale dei mutui e prestiti (titolo IV della spesa), introducendo in tal modo una rilevante deroga alla regola sull’equilibrio di bilancio corrente degli enti locali, con la finalità di agevolare l’operazione di quadratura dei bilanci.

 Tale disposizione che era circoscritta al periodo triennale coperto dalla Legge di Bilancio 2018 (2018-2020), viene ora messa a regime dal DL 135/2018, tuttavia si ricorda che la deroga è limitata agli enti locali che presentino le seguenti tre condizioni (art. 1 c. 866, L. n.2015/2017):

a) rapporto tra totale delle immobilizzazioni e debiti da finanziamento superiore a 2, con riferimento al bilancio consolidato dell’esercizio precedente,

b) livello di spesa corrente ricorrente prevista nel bilancio di previsione stabile rispetto all’esercizio precedente;

c) accantonamenti al FCDE in linea con le previsioni

 

Recupero rateizzato in 5 anni dell’eventuale disavanzo derivante dallo stralcio dei crediti esattoriali fino a mille euro

Si ricorda che l’art. 4 del DL 119/2018 (Collegato Fiscale alla Legge di Bilancio 2019) aveva disposto lo stralcio dei crediti l’annullamento automatico dei debiti tributari fino a mille euro (comprensivo di capitale, interessi e sanzioni) risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

La norma consente di recuperare l’eventuale disavanzo risultante dallo stralcio dei residui attivi in un numero massimo di cinque annualità in quote costanti.

E’ necessario considerare che in occasione del riaccertamento ordinario dei residui, i responsabili di servizio, dovrebbero provvedere allo stralcio dei residui attivi, dei crediti più vetusti (..carichi affidati dal 2000 al 2010!),  con iscrizione delle somme nello stato patrimoniale alla voce – crediti di difficile esazione.

Pertanto se gli uffici dell’ente hanno correttamente effettuato l’operazione di riaccertamento, le disposizioni del collegato fiscale non dovrebbe comportare disavanzi.

 

 

Fondo IMU-TASI

Si ricorda che il fondo era  stato creato nel 2014 per compensare gli enti che avendo alzato  l’aliquota IMU al massimo non potevano applicare la Tasi in modo generalizzato.

La legge di Bilancio aveva stanziato solo 190 milioni, contro i 300 milioni che usualmente costituivano il fondo per gli anni scorsi. Il fondo riguarda circa 1.800 comuni.

Come da richiesta ANCI, sono stati ripristinati i 300 milioni del fondo IMU-TASI, con l’aggiunta dei 110 milioni mancanti e la sostanziale abolizione dei vincoli di destinazione  (era destinato solo per finanziare investimenti).

Il riparto del Fondo  avverrà tramite decreto del Ministro dell’interno, in proporzione alla ripartizione dei contributi già effettuata nei due anni precedenti.